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"Poichè non sappiamo quando moriremo, si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile; però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita - forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno.

Quante altre volte guarderete levarsi la luna - forse venti - eppure tutto sembra senza limite."

Marocco - Marrakech
Marocco - Atlante
Marocco - Sahara

IN UN LUOGO IN CUI L'OROLOGIO NON HA SENSO, SARA' PROPRIO UN SIMPATICO CONTRATTEMPO CON IL FUSO ORARIO A RIMANDARE LA MIA PARTENZA PER L'ATLANTICO. Dense nubi si presentano di buon mattino scaricando su Marrakech una insistente pioggerellina, abbastanza intensa da rendere le strade dei suk impantanate. E’ metà giornata quando finalmente il tempo migliora lievemente.

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Giovedì ero a Venezia. E proprio da li ero partito un anno prima, inaugurando i miei pellegrinaggi solitari, non immaginando certo quanto avrei potuto osservare nel corso di questo stesso anno. E se vogliamo ad uno sguardo superficiale la Venezia che ritrovo sembra sia la stessa di sempre.  Addirittura trovo gli stessi personaggi nella stessa posizione di un anno fa. Personaggi  a cui regalo la foto scattata l’anno prima tra la loro meraviglia e sorpresa,  e a cui do appuntamento per l’anno a venire. In realtà questa città è in perenne mutazione come la crescita di un albero. Anche il mio occhio è cambiato, rendendomi nelle condizione di pormi  nuove domande.

La più banale è come sempre rivolta alla disuguaglianza arbitrale con la quale in alcuni luoghi si permette e in altri si vieta la ripresa fotografica. Mi rivolgo in  modo particolare ai luoghi di Culto. Se fosse un intervista cederei ben volentieri la parola a chi potrebbe rispondere adeguatamente a questo dubbio, fornendo adeguato spazio di replica.  Alla domanda perché non si può fotografare?, non c’è una risposta chiara e comprensibile che non scada nel più banale “per via del flash che rovina” o “motivi di copyright”.  Io non uso il flash e sarei disposto anche a pagare eventualmente, e qui solitamente l’addetto in piena crisi non sa fare altro che iniziare a ripetere meccanicamente la solita solfa “ci vuole un autorizzazione…..”

Male. Anzi malissimo. Soprattutto se ciò avviene in luoghi a carattere pubblico.

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Di tutte le gallerie dedicate a questo splendido viaggio, la più cospicua, la più ricca se non di colore almeno per intensità è quella che dedico al bianco e nero. 30 scatti potrebbero essere tanti come pochi. E' così varia la natura, la tradizione di quella terra che non ne basterebbero 300 di fotografie, nonostante i più preferiscano raccontare un paese con cinque o sei scatti. Io preferisco mostrare il più possibile.

 

L'ho visto, l'ho ritratto, esiste, va mostrato.

 

Fare fotografia è per lo più un attività solitaria. La maggior parte dei momenti in cui condividiamo la nostra passione con un altro fotografo, vuoi in un luogo virtuale, vuoi durante un uscita, spesso il tema della discussione non si concentra esclusivamente sulla tecnica. Accade invece che si giunge, presto o tardi, a discutere animatamente sul tema più in voga del momento. Che si chiami fotoritocco, post produzione, manipolazione, il tema è sempre lo stesso. Alterare lo scatto originale per ottenere un risultato differente.

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Cosa fare in un normalissimo sabato di inizio primavera, quando ormai il sole è bello alto nel cielo e c'è poco tempo per organizzarsi? Sant'Alessio e la sua Oasi rappresentano un indubbia metà di buon valore fotografico a patto che...

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