Monti Sibillini

Mercoledì 13 maggio.
E’ metà pomeriggio quando siamo già in marcia verso la terza metà del nostro viaggio. Lungo la ss3 da Bevagna scendiamo diretti diretti verso Spoleto; la mancheremo a malincuore per mancanza di tempo, sarà un occasione per tornarci. Prima di lambirla voltiamo secchi a est dove la strada inizia nuovamente a salire impegnativa. A Sant’ Anatolia di Narco siamo in alta Valnerina. La strada attorcigliata sul fondo della valle offre alla nostra vista  un susseguirsi di boschi terrazzamenti e paesini arroccati sulle pareti di ogni montagna. Qui l’uomo letteralmente ha cercato di strappare nel corso dei secoli quanto possibile. Fino a Norcia è un percorso poco impegnativo si guida agevolmente senza fatica.

 

 


Norcia, San Benedetto

 

A Norcia decidiamo di fermarci più per fare spese che non per dedicarci alla cittadina. Le norcerie sono quell’esplosione di profumi e piacere della vista di cui si sente tanto parlare. Entrarci è un esperienza da provare per chiunque possa a buona ragione definirsi un amante del gusto. La cittadina ne è piacevolmente disseminata e sarà una tentazione continua. Se la vita economica ruota principalmente attorno al maiale e ai suoi derivati, la vita mondana gira attorno a piazza San Benedetto. Il patrono d’Europa infatti era originario di questo sperduto borgo. E qui proprio ora mi sovviene una riflessione.

 


Norceria

 

 Per quanto non abbia ancora il dono della fede va riconosciuto che Santi e affini siano figure di spicco della nostra storia. Persone che con il loro pensiero sono riuscite a lasciare un segno tangibile della loro vita. Ed è opportuno pensare che luoghi isolati e poco “mondani” anche all’epoca, come Norcia per San Benedetto, Cascia per Santa Rita e Assisi per San Francesco possano in qualche modo aiutare a sviluppare un certo pensiero, o una certa maturità spirituale. Tirando le somme, non ho mai sentito Santo X da Milano, o Santa Z da Torino… Dovrò approfondire la questione sicuramente.

 

 

Valnerina

 

Lasciamo Norcia con buone provviste per i giorni a seguire. Affrontiamo con spirito alpino la tappa di montagna più impegnativa dell’intero viaggio: iniziamo la salita che ci porterà a Castelluccio. Con le ombre che si allungano entriamo nel parco nazionale dei Monti Sibillini emozionati. E’ una strada tortuosa, non eccessivamente complicata, si percorre dolcemente e noi ne approfittiamo. I nostri occhi vagano da destra, la valle in cui riposa Norcia, alla nostra sinistra dove fitti boschi ammantano le alture divenendo più radi e spogli mano a mano che saliamo.

 

Finalmente la Piana

 

Un curva, un tornantino, poi ancora un curva e si apre davanti a noi uno dei luoghi più incredibili che abbia mai visto. Incastonata tra montagne ancora innevate c’è un piana verde e lussureggiante. Completamente circondata da imponenti cime si trova la il Piano Grande, la Piana di Castelluccio di Norcia. Liscia completamente rasa, immensamente magnifica, bellissima eccola ai nostri piedi. Due immagini richiama alla mia mente. Gondolin l’ultima città Elfica che cadde ne “Il Silmarillion” di Tolkien. Così sarebbe dovuta apparire a chi se la fosse trovato dinnanzi. Il nostro sguardo spazia nel silenzio di quel luogo. Campi coltivati e fiori, attrezzi da lavoro, qualche capanno e li verso nord su un altura, quasi come Edoras sarebbe potuta essere si erge solitaria Castelluccio, fissa e immutabile nel tempo.

 

Castelluccio

 

 


 

 

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