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Fotografare per strada – Tattiche e Strategie di “combattimento” parte prima PDF Stampa E-mail
Martedì 20 Luglio 2010 18:04

Si sa, la fotografia di strada probabilmente nasce da un insieme di fattori. Ritengo necessario in primis fortuna. Essere nel posto giusto al momento giusto non può che essere un fattore determinante per ottenere una bella fotografia. C’è poi la tecnica, la visione fotografica, il fiuto ecc ecc….. A volte però tutto questo non basta. Esistono momenti in cui scattare una fotografia può essere un compito complicato, soprattutto quando si tratta di persone, specialmente se estranee e senza dubbio quando si usa una lente molto corta, poichè la foto rubata con un teleobiettivo la sanno fare tutti.

Come risolvere il problema?

Girovagando ho sempre avuto la cortesia di chiedere il permesso prima di scattare una foto ad una persona, ad un luogo o soggetto particolarmente attraente, ma bisogna ammettere con serenità che spesso farlo per strada è particolarmente rognoso e a volte si perde l'attimo! Inoltre chiunque porti una reflex e parli la nostra stessa lingua viene visto con estremo sospetto. Tutti temono che la propria immagine possa essere sfruttata e che la loro foto possa finire chissà dove, e nel dubbio preferiscono negarsi.

Un aiuto ce lo può dare il nostro carattere se particolarmente creativo, un po’ di faccia tosta, spirito d’avventura e molto sarcasmo. 


Zona porta Ticinese, un passaggio radente effettuato a cavallo di una bicicletta con un grandangolo di fronte ad una pattuglia appiedata. Questa tecnica è quasi una pesca a strascico, può venir su qualsiasi cosa. Ci si affida  totalmente alla macchina puntando solo la macchina. Scatto a raffica, alti iso, priorità dei tempi, sperando di portare a casa uno scatto buono. Difficilmente vi inseguiranno se al momento dello scatto direte a gran voce con accentro straniero "CCCCiao Meeelanoo"


Un incontro durato qualche minuto nei pressi di Corso Venezia. Qui ancora provavo con l'italiano. A volte le persone sono cordiali a prescindere dalla lingua che si parla.

Vorrei citare un paio di esempi. Una sera mi trovavo a gironzolare al parco Sempione. Nei pressi dell’arena civica trovo un disco pub all'aperto, la luce è molto bella, tavolini, persone animazione. Cercavo una foto del genere da molto… mi avvicino per fare una fotografia alla struttura esterna a cinque metri sul suolo pubblico pianto il cavalletto, neanche due minuti e subito vengo avvicinato dal servizio Staff del luogo. “Ciao tu sei?” e inizia una breve conversazione dove mi viene gentilmente chiesto di non fotografare il locale all'aperto. Evito polemiche ringrazio e mi prometto di ritornare con il teleobiettivo in seguito. Non era la prima volta che accadeva questo, riflettendo se fossi stato un cliente non avrei avuto problemi sicuramente. Stesso giorno, stazione centrale, piazzale. Un giovane skateboard sta provando evoluzioni, gli chiedo se posso fotografarlo, mi dice di no. Ne potrei citare altri di casi simili, chiunque potrebbe. Ci si scontra con la diffidenza, la paura di non sapere dove la propria immagine possa essere catapultata nel mondo.


Piazza Duomo, si nota il particolare dell'occhio rivolto non del tutto convinto verso l'obiettivo, se l'avessi chiesto in italiano me l'avrebbe fatta fare? No, come più volte chiesto.

Altro giorno, altra piazza, stavolta è quella del Duomo. Una colonna di tassisti sotto il sole rovente attende in auto il proprio cliente leggendo un quotidiano. Stavolta cambio tattica. Mi avvicino con andatura da turista gettando lo sguardo perso a sinistra e a destra. Poi con un minimo di accento inglese indico “photo photo?” e questo tassista un po’ disorientato ma palesemente infastidito mi fa cenno di fare pure… Un caso forse?


Minreportage a bordo della linea n°3

Linea tram n°3 Duomo-Gratosoglio capolinea. Un tranviere alla guida. Mi avvicino “Saint Lorenz? Colonnne?” E mi sento rispondere con gentilezza “Si passa da li questo”. Inutile dire che ne approfitto. Tanto che durante il tragitto si instaura un simpatico rapporto tra me “fotografo-turista” nella mia città e lui, mentre letteralmente mi installo alle sue spalle. Durante l’avvicinamento in corso San Gottardo mi fa “Non so se mi capisci, ma se metti sulla macchina lunga esposizione…” “long exposure?” – gli dico “si si quella, mentre passiamo nella prossima via puoi fare delle belle strisce con la luce”. Così faccio. Non solo quindi mi ha permesso di fotografarlo su un mezzo pubblico, durante il suo lavoro, addirittura mi ha fornito una brillante idea, lasciandomi appoggiare la macchina sul divisorio del posto di guida. Se mi fossi presentato in italiano me l’avrebbe permesso?


Corso San Gottardo, giocando sui tempi con la complicità del conducente.

Altro esempio. Metropolitana milanese. Più volte ho sentito tanti fotografi lamentarsi che non veniva permesso fare fotografie. Benissimo provo anch’io mi son detto. Entro e prima di tutto passo dalla guardiola posta ai tornelli dove il personale atm controlla la regolarità del funzionamento della stazione, vigilando sulle telecamere. Mi presento reflex al collo alla porticina annunciando in marcato accento straniero “Duomo duomo?” e non possono far altro che indicarmi la via. Ovviamente sorrido ebete inizio a scattare foto nella stazione senza un minimo di fastidio da parte del personale atm. Forse dei casi isolati? Assolutamente no. In metropolitana nel vagone, ripeto la scena, fotografando allegramente le persone, e ogni tanto con bella faccia tosta dicendo “ahh Melano” quasi fossi davvero un turista straniero suscitando ironia generale.


La pattuaglia dell'Arma sorridendo si toglie di scena un attimo troppo tardi. Il grandangolo in questi casi è fondamentale per includere chi pensa di essere fuori portata.Peccato per il portapacchi.

Via Turati. Due carabinieri stazionano vicino alle motociclette. Mi fermo in bici. Torno indietro, gli sorrido li guardo e faccio “photo?” e loro sorridendo “solo alle moto” e mentre si spostano CLACK CLACK grazie al grandangolo prendo anche loro… Stessa mattina, porta Venezia, lavori in corso. Mi avvicino a questi uomini tutt’altro che bibliotecari di Oxford intenti a spaccare cemento e catrame sotto un sole rovente. Rimango li un po’ a guardarli, si abituano alla mia presenza qualche parola da parte mia in lingua straniera, poi ancora un volta con un accento marcatamente straniero chiedo la stessa cosa. Inutile dire che non si negano, riusciamo addirittura a parlare di donne. Lo stesso esempio si ripete un'altra sera in piazzale Cordusio. Lavori in corso a tarda notte. Questa volta fotograferò con il cavalletto. Ancora una volta grande tolleranza verso chi non è del nostro paese.


Porta Venezia.  I simpaticissimi lavoratori dell'Aem all'inizio diffidenti, poi una volta classificato come "strambo turista" tutto è filato liscio.

 


Corso Colombo. Il conducente di questo tram della linea 2 si fa qualche secondo guardandomi così. Qualche giorno dopo alle 6 del mattino, fotograferò la stessa  linea, passandomi accanto il conducente mi indicherà sorridendo il numero due con la mano. Era lo stesso di questa foto.

Potrei citare tanti tantissimi casi, dove un po’ di faccia tosta mi ha permesso di portare a casa qualche scatto che altrimenti non avrei avuto. A volte mi sono chiesto se non sia un imbroglio, ma v anche detto che il mio scopo è fare una foto, e loro non si negano se sentono due parole in lingua straniera. Provare per credere.

 


Scatto rubato studiato ed effettuato con "prepotenza". Scendo al volo e prima che le porte si richiudano dietro me, mi volto e scatto avendo già preparato la macchina.

 


Palestro, un venditore di tagliandi per le strisce blu posa su richiesta. 


Via Broletto, angolo piazza Cordusio. Operai dall'accento bergamasco, al lavoro in piena notte. Un po' troppo in mezzo a volte, mi è stato solamente detto da chi armato di cariola transitava"amico scusa devo passare" e io "sorry", alchè con un sorriso si mostravano molto più tolleranti.