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Milano, Palazzo Isimbardi PDF Stampa E-mail
Venerdì 10 Settembre 2010 09:04

Fuori dalle mura di Milano sorse, in epoca sforzesca, quel primo nucleo residenziale destinato a divenire palazzo Isimbardi.

Dobbiamo pensare ad una non vasta ma elegante abitazione di campagna, situata in quella zona fuori dalle mura che era considerata il giardino per eccellenza di Milano: il viridarium. La parte più antica del palazzo, quella prospiciente il giardino, presenta i caratteri propri dell'architettura rinascimentale. Nel 1552 la villa pass? alla famiglia Taverna, una delle più cospicue del patriziato milanese. Durante la proprietà Taverna la costruzione assunse l'aspetto di un vero "palazzo", seppure con la funzione di villa, cioè di residenza adibita agli svaghi. Intorno al cortile quadrato, con un pozzo nel mezzo, venne costruito il loggiato; l'ala signorile, su due piani, guardava verso il giardino; sul fianco ovest sorgevano le scuderie mentre l'ala est era destinata alla servitù.

Il carattere appartato, periferico del complesso giustifica il tenebroso episodio che si sarebbe consumato nel palazzo all'inizio del Seicento. Gian Paolo Osio, braccato dalla giustizia e accusato fra l'altro della sua relazione con Virginia de Leyva (la Monaca di Monza), chiese rifugio al Taverna col quale era in amicizia: il padrone di casa fece accompagnare lo sgradito ospite nella cantina dove, ricevuta una frettolosa assoluzione, l'Osio fu tramortito a bastonate e murato in una nicchia. Secondo la leggenda il fantasma dello sciagurato si aggira ancora per i sotterranei di palazzo Isimbardi. All'inizio del Settecento, negli anni in cui dal dominio spagnolo Milano passava a quello austriaco, anche la proprietà del palazzo subisce rapidi cambiamenti. Cospicui furono i rimaneggiamenti operati in pieno Settecento dai Lambertenghi, che acquistarono il palazzo nel 1731, soprattutto nella volumetria del palazzo e riguardo alla facciata sul borgo Monforte che, con l'aggiunta di due ali laterali a un solo piano, assume una linea di sviluppo orizzontale, secondo il gusto dell'epoca.

Nel 1775 i marchesi Isimbardi acquistarono il palazzo che tuttora porta il loro nome. La famiglia, originaria del Pavese, aveva bisogno di un'abitazione di prestigio per inserirsi nel "bel mondo" della Milano di quel tempo. Gli interni, soprattutto, furono rimaneggiati e infine, per accreditare la stirpe presso il patriziato milanese, vengono commissionate ampie opere figurative celebranti le gesta degli antenati illustri. Caratterizzandosi per il culto delle scienze, gli Isimbardi fanno del loro palazzo un centro di studi e di raccolte scientifiche che hanno una vasta risonanza nelle cronache dell'epoca.

Nell'Ottocento è la facciata verso il giardino a subire gli interventi più consistenti. Il giardino stesso si modella "all'inglese" dotandosi, secondo il gusto romantico, di luoghi nascosti, di una collinetta artificiale, di grotte, mentre il cortile d'onore subisce cambiamenti radicali che alterano la rigorosa essenzialità della struttura originaria. Quasi certamente in questo stesso periodo si procede alla sopraelevazione di ben ottanta centimetri della pavimentazione del cortile e alla rimozione del pozzo centrale: un piano inclinato unico collega la strada alla dimora e al giardino conducendo al loggiato e al belvedere (attuale sala Affreschi). Con l'unità d'Italia la via Monforte (non ancora "corso" e non più "borgo") si avviò a diventare un'arteria importante: la facciata sulla via Monforte assunse dunque l'aspetto definitivo che conserva tuttora.

Nel 1918 il complesso fu ceduto dagli eredi dell'estinto ramo Isimbardi all'industriale legnanese Gian Franco Tosi: la borghesia subentra al patriziato, e per il palazzo ciò significa manomissioni che ne modificano l'aspetto di residenza nobiliare. Negli anni Trenta, la Provincia di Milano acquisisce l'immobile per farne la propria sede. All'architetto Ferdinando Reggiori fu affidato il compito di restituire al palazzo le caratteristiche originarie, attraverso il recupero e la valorizzazione degli elementi decorativi che ogni secolo aveva lasciato. L'opera più imponente fu affidata a Giovanni Muzio, il più prestigioso e fecondo architetto del Novecento milanese. Egli giustappose all'antica costruzione un nuovo edificio di coerente stile funzionalista, dotato degli elementi simbolici che un luogo del pubblico potere richiedeva, quali la torre, i portali colonnati, i pannelli scultorei. Il nuovo palazzo fu inaugurato il 24 ottobre 1942; circa mezz'ora dopo l'inaugurazione, su Milano si scatenò il primo bombardamento, che frantumò i vetri di tutte le finestre. I successivi bombardamenti del 1943 colpirono gravemente la parte nord-occidentale del palazzo. I nuovi lavori di ricostruzione e di restauro, durati dal 1950 al 1953, furono ancora una volta diretti dall'architetto Reggiori.

La denominazione ottocentesca di "Palazzo Isimbardi" fu assunta in modo definitivo proprio negli anni Cinquanta. Agli occhi dei milanesi di oggi, la sede della Provincia di Milano è ormai indistintamente tanto la remota ed esclusiva villa suburbana delle origini quanto il moderno edificio dove si svolge l'attivit? istituzionale, in un tutt'uno che salda cinque secoli di storia civile.