San Gimignano


 
C'era una volta la via Francigena. Quasi sette secoli fa partiva da Canterbury, ed era  parte di un fascio di vie che conduceva alle tre principali mete religiose cristiane dell'epoca medievale: Santiago de Compostela, Roma e Gerusalemme. Attraversava tutta l’Italia, dalle Alpi al Tevere ed infine arrivava a Roma attraversando il bel paese, tra montagne, pianure e colline. Era portatrice di pellegrini, e con i viandanti viaggiava anche una cospicua ricchezza. Ricchezza che è rimasta tutt'ora in molti borghi sorti lungo quelle vie. Una ricchezza legata ai fasti del passato e stretta alla grandezza dei Signori di un tempo. Quelle famiglie che quando non erano impegnate nel farsi guerra l'un l'altra spendevano ingenti somme per abbellire il loro piccolo o grande regno. E tutto ciò accade anche qui, in un borgo dall’importante passato architettonico, unico nel panorama mondiale, conosciuto per le sue Torri.
San Gimignano. Esempio unico di borgo medioevale  rinomato per la silouette inconfondibile della sua vetusta skyline e ormai inflazionato dal paragone a cui viene accostato, la Manhattan del medioevo. Con le sue torri di pietra questo piccolo centro è stato capace di mantenere ancora completamente inalterato il suo antico fascino. Ammalia come un amante di avanzata età, che ancora è seducente ed amabile nei modi.  Eppure qui dove la via Francigena passava, oggi una via è pur sempre rimasta. Il pellegrinaggio religioso ha solamente lasciato il posto al più remunerativo turismo di massa, e così la via ecco che ha cambiato nome, divenendo senza che nessuno la dica apertamente, la via dell’euro.
 
Ranieri è sangimignanese. Nato e cresciuto nel borgo delle belle torri, la mattina di Pasqua lo incontro mentre passeggia con il suo Jack Russel lungo la salita per il borghetto di Santa Lucia, appena fuori le mura del borgo. Tra ulivi secolari e vitigni che appena germogliati, inizia a raccontarmi di com’era un tempo vivere qui. “Vengo qui per scampare un po’ a tutto quello” dice indicando un fiume di ferro che si attorciglia sulla strada per il borgo. Auto e camper a decine. Tutte incolonnate in fila. Ferme. In attesa di un parcheggio. “Rimpiango i tempi passati. Quarant’anni fa stavamo con le porte aperte. Non c’era tutta questo. Le macchine le sì parcheggiava nel centro del paese in piazza Erbe o in quella della Cisterna. Tempi più lieti senza il turismo soffocante di oggi. Poi comunque bisogna essere sinceri bisogna. Non lo rinneghiamo l’arrivo del turista, perché è grazie a questo che oggi si mangia. La mi moglie possiede albergo e si ha anche un ristorante. Sicchè c’è da dire che non ci possiamo lamentare per nulla.” Il suo cane ogni tanto si ferma, annusa ora un papavero ora un palo della segnaletica marchiando il territorio. Iniziamo lentamente a risalire verso San Gimignano, su cui troneggiano le torri e così scorgiamo le prime auto parcheggiate lungo i fianchi della strada. “Bisognerebbe che non facessero le multe quando i parcheggi sono pieni e invece….”  Invece su ogni cruscotto fa bella mostra di se una multa da 39€. Una due dieci venti. Una strage.

Si entra in paese, passa la prima cinta, ed ecco il corso principale. San Giovanni. Intasata come un autostrada in pieno esodo estivo. Tutti incanalati che non si vede neanche dove di poggia il piede. Con la coda dell'occhio si scorgono le vie laterali, tristemente vuote. Sia di turisti, sia di botteghe che di negozi. Un altro paese. Le attività commerciali che crescono come il muschio verso nord, qui proliferano quasi esclusivamente lungo l’arteria principale che attraversa tutto il borgo fino alle Piazze. Botteghe di tutti i tipi che poco hanno da condividere con l’antico spirito commerciale della città che ha consacrato nei secoli i suoi prodotti più famosi, come lo Zafferano, l’olio e la vernaccia.
 
L’economia del borgo infatti, florida e solida come le stesse torri che ne hanno creato la fama, ha inevitabilmente attratto, come accade sempre in questi casi, ben altre imprese che di locale hanno ben poco. Vasellame, pellame, dipinti e oggetti di ogni tipo si affiancano l’un l’altro contendendosi senza lotta le “orde barbariche” che calano ogni giorno come acqua sulle rocce. L’indotto del comune si regge sul turismo, e qui rispetto ad altri luoghi del nostro paese bisogna dire che è davvero ben sfruttato. Ecco che però di fronte a questa novità nel panorama turistico del Bel Paese, in fondo non c’è nulla da festeggiare, poichè l’italianità viene sempre fuori: così tanto ricca San Gimignano e tanto le sue casse si riempiono che pare quasi una re mida moderna; la leggenda condivide con la realtà un finale altrettanto amaro, poiché così come il re fece triste fine, così San Gimignano per  quanto possa incassare e guadagnare, in realtà non può spendere tali ricchezze. Un patto, anzi Il Patto di Stabilità sociale voluto dal governo attuale le impedisce di spendere il denaro. Risultato? Un continuo accumulo di ricchezza, senza possibilità di poter essere investito o anche solo utilizzato. E così accumula, divenendo uno dei comuni più ricchi d'Italia.

Giacomo Bassi, primo cittadino del borgo si esprime sul tema con particolare fermezza. “Chiediamo al Governo che le risorse che le amministrazioni comunali destinano a operazione di restauro e manutenzione del patrimonio culturale dei siti Unesco siano escluse dal computo degli investimenti destinati al tetto di spesa previsto dal Patto di stabilità. I siti Unesco italiani come San Gimignano rappresentano le punte di eccellenza per l’intero Paese e per questo motivo devono essere sempre ben mantenute ed esposte al giudizio di milioni di visitatori. Noi amministratori di questi Patrimoni dell’Umanità – prosegue Bassi - chiediamo che gli investimenti finalizzati alla valorizzazione e alla manutenzione di questi patrimoni non siano computati nel patto di stabilità delle amministrazioni locali così da liberare ulteriori risorse da destinare ad interventi per i cittadini e per la normale attività destinata alle opere pubbliche”. Ha perfettamente ragione.

I soldi ci sono ma non possono essere investiti. A questo punto però mi chiedo. Se davvero le casse del comune sono così piene, ha senso scatenare questa caccia all’euro dei turisti che si manifesta con costanza quasi certosina? Le battute di caccia della polizia locale nella “presunta” lotta al parcheggio selvaggio sono davvero indispensabili?   Alla "locale" basta scendere in strada e fare in poche ore l’incasso mensile di paesi anonimi.  E’ quindi giusto elargire multe come se piovesse nel momento in cui tutti i parcheggi a pagamento sono già pieni? Il sindaco precedente sull'ingresso di più turisti di quanto si poteva contenere aveva proposto il numero chiuso ai visitatori. E’ insorto tutto il paese. Il problema non è il paese in se e le vie impraticabili, poichè è solo su via San Giovanni che si crea il problema di passeggio. L'assurdo è la mancanza di grandi spazi.

Il luogo è ricco perché ci sono i turisti, ma la corda non va tirata troppo. A volte i sangimignanesi paiono un po’ troppo gelosi di una proprietà non loro di cui però vanno orgoglosi. Eredi del genio e della boria altrui, di quelli che hanno costruito ed edificato. Guardare ma non toccare, anzi non fotografare.  Ogni luogo ha un costo ben preciso, non sempre economico. Persino visitare Santa Maria Assunta richiede un ticket d’ingresso e ovviamente, “no foto, no film”. Chiese inviolabili con la macchina fotografica, come Sant’Agostino, qui non si paga evviva,  ma si arriva forse troppo all’eccesso in cui perfino il prete ti chiede di cancellare la foto appena fatta. Si annuisce con il capo. Invece no la foto ce la teniamo. Mentire  ad un uomo di fede nel proprio tempio. Sacrilegio. Chissà cosa ne penserebbe il Signore, lassù nel cielo, vedrebbe trasformate le sue “case” di preghiera in edifici raccatta euro; ma forse il sacrilegio vero è impedire sempre e con ignoranza a chi ne avrebbe merito di  raccontare con un immagine un luogo per alcuni lontano.  “La sovraintendenza non concede autorizzazioni”. Nessuno diventerà certamente ricco nel ritrarre qualche affresco nel buio di una cupa basilica. E la storia del flash ma lasciamola perdere per favore.  Accontentiamoli questi fotografi, che amano la loro passione e che la vivono quasi sempre nel sacrificio.  I bei tempi della Roslyn Chappel sono ahimè lontani.

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