Fotografare per strada – Ghepardo, cecchino, politico o turista?

Questo articolo rappresenta la seconda parte di un piccola guida nata per raccontare gli accorgimenti e i metodi per scattare fotografie in strada che sto utilizzando. La prima parte è stata scritta nel luglio del 2010,  Fotografare per strada – Tattiche e Strategie di combattimento - "Guarda ti fotografo!" e trattava alcuni temi interessanti. In questa sorta di continuazione ideologica, vado ad ampliare il discorso passato, e soffermandomi sui soggetti.

La prima volta che ho avuto il coraggio di farmi giudicare da fotografi competenti è stato durante Fotografica 2008, in occasione delle ‘letture portfolio’ patrocinate da Canon. Avevo iniziato a fotografare da circa quattro mesi e avevo raccolto tanti soggetti differenti, paesaggi, persone, ma soprattutto animali, in special modo gatti. “Ci sono belle foto, ma basta fotografare i gatti, si concentri sulle persone, sulle emozioni”. L'idea lentamente aveva iniziato a solleticarmi il palato.

Solleticato o punzecchiato su questo, iniziai a guardare i luoghi che frequentavo in maniera differente. Si stava creando una mia propria visione fotografica. Un percorso lento, poichè solitario, ma appagante, tanto che tra la primavera e la fine estate 2010, ho potuto sperimentarla molto efficacemente, divenendo all'epoca la mia principale forma di intrattenimento personale. Scenario principale di questo “passatempo” la città di Milano,  limitato per lo più al centro storico, parte un po’ più variegata e in movimento della metropoli meneghina.

Escludendo a priori il contatto diretto con un soggetto che necessità una differente modalità d’approccio, ad oggi distinguo prevalentemente due tipologie di soggetti. Soggetto statico soggetto dinamico. Esistono per ognuno di essi diverse possibilità strategiche e tattiche che si possono impiegare tenendo presente una lunghezza focale capace di dare tridimensionalità ad una fotografia, e quindi non oltre un 70mm su macchine con sensore full frame.

I soggetti dinamici di per sè sono quelli che lasciano meno margine d'azione. Immaginiamo il passaggio di una bicicletta, o un soggetto particolarmente interessante intravisto tra la folla in movimento, oppure anche solo un viso sfuggente appiccicato al finestrino di un mezzo pubblico. Tutto questo può offrire un ottimo spunto. Qualsiasi sia il soggetto che deciderò di ritrarre, il tema più importante è essere pronti a giocare di anticipo: prontezza di riflessi, visione e istinto sono fondamentali e se non li si possiede, fortunatamente si potranno coltivare con l’osservazione, pilastro universale della fotografia.

 

Ghepardo nella savana
Il cacciatore avvista un soggetto di particolare interesse nella folla. Se si muoverà nella sua direzione avrà su di esso un indubbio vantaggio. Godrà del tempo necessario alla preparazione della macchina, e la possibilità di ragionare sullo scatto. Il cacciatore si fermerà prima che la preda sia “a tiro”. Punterà il suo strumento cercando di immaginare dove il soggetto andrà a transitare, e inizierà a formarsi nella sua mente una composizione gradevole. Se l’autofocus, in caso di scarsa luminosità diventa inaffidabile, sarà buona norma impostarlo in manuale. Sul punto X, in cui immaginiamo la “sua” preda andrà a passare. Inizierà a scattare prima che sia a tiro, magari puntando un monumento, una vetrina, un qualsiasi punto che servirà come “diversivo”. Si sforzerà di tenere entrambi gli occhi aperti, in modo da poter controllare completamente tutta la scena. La preda è lì, i suoi occhi hanno incrociato il suo cacciatore, il suo cervello probabilmente lo identificherà  come facente parte dello “scenario urbano” e tornerà ad occuparsi dei propri pensieri,  non classificandolo come un insidia diretta alla sua persona. Giunge infine il momento dello scatto. Preso. Poi si avrà tutto il tempo di decidere se lo scatto sia da tenere o meno.

In questa occasione il fotografo ha avuto tutto il tempo per pensare e prepararsi, ma se non disporrà di tempo, sarà giusto puntare la macchina davanti ad un estraneo e scattare? No, ovviamente non sarà buona educazione. Le reazioni possono essere spiacevoli ma fortunatamente non mi è mai accaduto, ne in Italia nè all'estero. Come specificato precedentemente, accantonato l’uso di teleobiettivi, di fin troppo semplice utilizzo in questi casi, fotografare persone con un grandangolo, o in una forbice di focali da 20 ai 70mm su fullframe, rappresenta un autentica sfida per ogni fotografo. Oggi più che mai.

Allora, come risolvere il problema tecnicamente? Semplice il nostro soggetto non deve vederci. Il tempo, la rapidità e la discrezione saranno i nostri alleati più importanti.

Passeggio, macchina salda in una mano, ancorata allo zaino o pesante sul collo. Non ho un soggetto di particolare interesse di fronte ma devo stare in allerta, il “momento” può verificarsi in qualsiasi istante. Meglio essere pronti. Iso alti, strumento impostato su modalità tempi, in tal modo con un adeguato tempo di scatto eviteremo il mosso, sempre presente in questo genere di foto improvvise. E' un attimo quando si verificano le condizioni che volevamo. E' questione di istanti.  Il soggetto mi guarda mentre  insisto su un punto “diversivo”, cercando di variare nel caso la mia posizione e fornendo all’osservatore una sensazione di casualità, e non di premeditazione. Non guarderò mai direttamente il mio soggetto. Non dovrò in nessun caso far nascere in lui, il sospetto di essere il mio "trofeo". Non dovrò seguirlo con lo sguardo allontanarsi. Né dovrà insinuarsi in lui il dubbio che io ero li per lui. Questo lo faccio senza ostinazione per lo scatto a tutti i costi, senza insistenza né verso il soggetto né per verso me stesso, ma con naturalezza. Se riesco bene, altrimenti non inseguirò mai nessuno.

 

Cecchino ma con cuore
Quante volte abbiamo visto una persona che ci attrae fotograficamente? Anche solo seduta su una panchina, o appoggiata su un muro, o intenta anche solo a guardare una vetrina, o a leggere un giornale. Tante volte da non rammentarle. Eppure per esperienza il soggetto statico è più complicato da fotografare rispetto al dinamico. Spesso quest'ultimo non essendo impegnato nel camminare, nel guidare, o in un attività lavorativa,  la sua attenzione e percezione della realtà sarà pari alla mia e godrà della mia stessa visione; senza contare che inoltre, potrebbe avermi visto arrivare.  Se il “nostro” soggetto non sarà particolarmente smaliziato non avrò problemi nel ritrarlo, in caso contrario dovrò giocare d’astuzia ma sempre con profondo rispetto. Mai puntare la macchina fotografica contro qualcuno con l’avidità del turista irrispettoso. La raccomandazione più importante è non aver fretta ma nemmeno attendere troppo. Importante è non fornire al soggetto l’idea che siamo interessati a lui, tanto da dare al tutto il sapore  di partita a scacchi, in certi casi, davvero coinvolgente.

Tattica spesso efficace è quella di effettuare diverse foto del luogo, e includere in una di queste la persona. Includerla quasi fosse un errore, indurrà nel soggetto la sensazione di non essere egli stesso l'obiettivo dei nostri sforzi. Non c’è troppo da attendere, poiché spesso se non ci si scontra contro l’avversione dei nostri soggetti alla fotografia, ci si imbatte nell’opposto contrario ovvero, persone particolarmente gentili che ritengono la loro presenza un elemento di disturbo per il nostro lavoro; in pratica si spostano per farci fotografare meglio, non immaginando che in realtà cerchiamo proprio loro.

Tutto è fatto di momenti e sensazioni, e dote importante oltre al senso artistico, è la sensibilità e l’empatica che bisogna sviluppare, per capire e comprendere gesti, occhiate, pensieri che i soggetti possono avere. E’ importante per me affermare come l’esecuzione di una buona fotografia passa attraverso la comprensione delle persone ritratte.

Tentare tentare e tentare,  ma sempre con rispetto, pronti a scusarvi, e a ritrattare.

 

Il Politico gentiluomo o turista sprovveduto?
Ci siamo. Abbiamo davanti un soggetto incredibile. Quello che volevamo immortalare da quando siamo usciti, la foto 'rubata' non basta, serve un primo piano, una foto ben composta. Che fare? Provare a rubare lo scatto ugualmente? E se roviniamo tutto e rischiamo di perderlo? In ogni caso quel particolare momento non torna. Rischiamo il contatto. Tutto sta li, nelle prime impressioni. E' questione di momenti, di avere faccia tosta e prepararsi anche per un NO. Desidero raccontarlo con esempi. Il metodo dello "straniero" è il migliore. Quasi infallibile. Ho avuto già modo di parlare in questo post. I turisti hanno molte più facilità di fare foto alle persone che non gli autoctoni. Parlare in italiano ad un italiano che si vuole fotografare spesso è davvero controproducente.

Mi trovavo tra le vie del centro, in zona Sant Ambrogio. Incrocio un agente di polizia locale che si ferma a multare un autovettura in evidente sosta vietata. Mi fermo, torno sui miei passi, e scatto platealmente una foto che volevo da tempo. Inquadratura dal basso verso l'alto di tre quarti rispetto al soggetto, blocchetto in una mano, penna nell'altra. Non passo inosservato. Inizia la discussione. "chi è lei, chi non è, perchè ha fotografato, mi dia un documento ecc ecc" Alchè sempre con educazione rispondo che era una bella posa, e che la foto non sarebbe stata pubblicata su nessun quotidiano o giornale. La mostro al mio nuovo conoscente, e infine gliela cancello da sotto gli occhi -cosa effettivamente fatta-. Alchè l'agente continuando a fare il suo dovere continua in tono più gradevole e conciliatori "ci sono modi e modi, lei poteva chiedermela". La scena si conclude con uno scambio di email e una nuova foto questa volta impostata "faccia presto però". Basta chiedere, e trovare la persona giusta in questo caso.

 

Edimburgo. Sono quasi le 13 di un giorno qualsiasi. Sulle mura del castello, il Sergente James Shannon, sale una scala con un ogiva a salve. A breve la sparerà dal cannone per dare l'ora esatta alla città. Vorrei una sua foto in primo piano, con parte del cannone. Mi avvicino, e in un educato inglese formulo la mia richiesta. Accetta e marzialmente si posiziona senza che gli dicessi nulla. Soggetto perfetto. Uno due scatti, poi ringrazio e con educazione mi allontano. In quel momento un altro turista si avvicina al militare, anche lui per lo stesso motivo. E mentre gli amici prendono la mira con la compatta, questo buzzurro quasi abbraccia il Sergente cose se fosse suo cugino alla festa di compleanno. Rispetto innanzitutto.

Sempre ad Edimburgo, sono riuscito a fotografare il primo piano di un poliziotto di strada, cosa impossibile in italia. E' bastato un "Mi scusi Signore, posso avere l'onore di fotografare un vero poliziotto scozzese?". Altre realtà. Il solo farlo a Milano mi crea una ridda di domande sul perchè e sul per come, e ovviamente la risposta è sempre NO.

Venezia, giusto qualche giorno fa. In piazza San Marco, il tramonto è in scena, un tramonto un po' disturbato dalle nubi piazzate sull'orizzonte. Cerco qualche soggetto alternativo, prima che sia troppo buio per l'ottica montata. Poi vedo un gondoliere. E' seduto in disparte rispetto ad alcuni suoi colleghi stretti in conversazione. Ci provo, ben conoscendo la biblica pazienza veneziana nei confronti di ogni turista. Mi avvicino, gli chiedo se posso fotografarlo. Sulle prime nutre qualche dubbio, poi accetta il ritratto. Non avrò occasione di potergli inviare via email la fotografia come mia abitudine perchè assolutamente sprovvisto. E’ stato bello invece ritrovarlo nei giorni del Carnevale per regalargli la sua fotografia stampata.

Fotografare con il consenso del proprio soggetto, specie se incontrato per strada, viene vissuta da me al pari di uno scambio culturale. Non farò mai denaro nè ricchezza con i loro volti, mi piace ritrarli per raccontare, e per ricordarmi del vissuto. In ogni viso c'è una storia, in ogni storia c'è una vita. E per un breve attimo, ne facciamo parte.

 

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