Abbazia di Monte Oliveto Maggiore. No Photo, anzi Si!

Quante volte abbiamo varcato i portoni di chiese, palazzi e castelli dove c'era sempre quel divieto esposto? No Photo No Video.
Quante volte poi abbiamo cercato di farla ugualmente quella fotografia, rubata, fatta con la paura di essere visti, redarguiti. Quasi sempre la stessa fotografia si era rivelata poi brutta, mossa, sottoesposta... 

 

Eppure nello sconfinato patrimonio artistico italiano tutelato dall'integerrimo ed austero Ministero dei Beni Culturali, esistono rari casi in cui l'infelice cartello No Foto, No Video, viene meno.  E' il caso dell'Abbazia di Monte Oliveto Maggiore a Chiusure. 

 

 Miracolo della fede?

 

L'abbazia venne fondata nel 1313 da san Bernardo Tolomei (1272-1348), professore di diritto appartenente a una delle famiglie più potenti di Siena che giunto al quarantesimo anno di età si ritirò in questo luogo solitario conosciuto come il Deserto di Accona, proprietà della sua famiglia.

La fondazione del monastero non fu, come racconta la storia, approvata nel 1319 dal vescovo di Arezzo Guido Tarlati, ma ci volle l'intercessione del Papa, in quel momento ad Avignone; dopo un faticoso viaggio di due mesi, gli eremiti giunsero dinnanzi il Sommo Pontefice per ottenere l'annessione all'ordine benedettino. La costruzione del monastero iniziò nel 1320 e nel 1344 la nuova congregazione olivetana venne ufficialmente approvata da papa Clemente VI.

L'abbazia ebbe sempre una grande importanza nel territorio senese. Infatti i suoi possedimenti arrivavano fino al borgo di Chiusure e nella Val d'Asso. Il fatto di essere anche dei grandi proprietari terrieri fece avere agli olivetani anche un ruolo nell'organizzazione agricola del territorio delle Crete. L'imponente complesso religioso si trova nell'area meridionale del comune di Asciano. È tuttora sede dell'abate generale della Congregazione benedettina di Monte Oliveto ed è anche sede dell'Istituto di restauro del libro.

Il luogo è rinomato poichè essendo il centro di un ordine di Clausura è tutt'ora visitabile nei suoi spazi più aperti e meno nascosti. Vero cuore e nucleo dell'Abbazia, il chiostro Grande tutto interamente affrescato.   Qui infatti sono celebrate dal Signorelli e dal Sodoma le glorie di San Benedetto; su tele ed affreschi disseminati un pò dappertutto sono cantate le grandezze di Maria, Regina dei monaci. Il Coro di fra Giovanni da Verona e i Corali miniati da monaci, che umilmente tacquero i nomi, dicono il poema della preghiera; la biblioteca, anche se spoglia dei suoi antichi tesori, canta il poema dello studio e della scienza.

Se la vista del chiostro stupisce, ciò che fa gridare al miracolo è la possibilità per i visitatori di scattare liberamente fotografie, a patto di non usare il flash.  Sono rimasto assolutamente impressionato da questa presa di posizione, considerando la presenza del più bel chiostro su cui abbia mai poggiato gli occhi.

 

 

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