Berlino reginetta d'Europa

Berlino.
Ce lo ricordiamo tutti Caressa durante la semifinale del campionato del mondo di calcio 2006. Del Piero segnava il 2-0 e il commentatore nell’enfasi si lasciava andare gridando “Andiamo a Berlinoo!” Da allora sembra che la capitale tedesca sia diventata una della mete preferite della nostra Europa.
Sai che sono stato a Berlino? Ehi vai a Berlino! Che bella Berlino! A me piace un sacco Berlino! Ebbene finalmente ci sono andato tanto i miei padiglioni auricolari hanno assorbito quel nome. Visita rapida rapidata. Un 1-2 nella capitale dell’unico stato europeo, attuale locomotiva dell’economia europea. L’unico paese che effettivamente non è ancora stato contagiato da questa fantomatica “crisi” degli investimenti, ma questa però è un'altra storia.
Berlino dicevamo, assaporata negli ultimi scampoli di autunno, prima del lungo inverno. Berlino, la città Fenice, completamente risorta dalle proprie rovine alla fine della guerra. Una metropoli che non esisteva più, che completamente devastata e spaccata in quattro parti si affacciava timorosa ad una nuova epoca; ebbene i segni della guerra, intesi come cicatrici, ormai non sono quasi più visibili. Ricostruzione e acciaio, innovamento e vetro, cemento e tecnologia hanno rimodellato una città storica, tra le più belle che l’Europa conoscesse fino a metà del secolo scorso. I pochi resti di storicità andata persa, sopravvivono trovando spazio in antiche foto, dove raccontano com’era la piazza in cui sorgevano, prima che attorno fosse tutto raso al suolo per poi essere nuovamente ricostruito.
Piace perché è una città nuova, modellata su nuovi standard, alle strette viuzze medioevali, alle piccole piazzette, si sostituiscono ora larghe piazze, strade a tre corsie, larghi marciapiedi, e percorsi ciclabili, quest’ultimi particolarmente usati, perché di biciclette a Berlino ce ne sono davvero tante. Dopo i mezzi di trasporto pubblici infatti le due ruote sono le più usate. Roba che se prendi e le trasporti tutte a Milano, si blocca il traffico per una settimana. Questo è l’unico luogo tra quelli da me visitati, in cui ho visto una pattuglia della polizia fermare un bicicletta per multarla. E nonostante questo episodio, la teutonica civiltà berlinese si dimostra sempre inflessibile e ligia alle regole.
Altro estremo esempio della precisione tedesca, è l’assenza totale di tornelli sulla rete metropolitana vero cardine di tutta la città. Ipotizzano tu abbia il biglietto o l’abbonamento. Si fidano. Perché non dovrebbero? Impensabile nel nostro paese.
Berlino piace proprio per questo, per questa sua aria da nuova promessa internazionale, perché è una città giovane, che sta definendo la propria identità dopo gli anni bui della repressione, gli anni in cui la città era fisicamente spezzata in due parti, est e ovest: erano gli anni della guerra fredda, il tempo in cui tutto il pianeta guardava a Berlino come centro del mondo. All’oppressione del regime sovietico si è sostituita la libertà, qui stili e tendenze si incontrano, per poi fondersi in nuove realtà e mode.
Berlino piace ai giovani, figli della notte, che si lasciano trasportare nelle lunghe serate berlinesi. Austera, seria, impeccabile durante il giorno, frizzante spensierata e ammaliatrice di notte. Mille volti per una città che potrebbe rapire così come deludere profondamente. Una città che comunque piace, ma quasi sempre il giudizio è inconscio, perché sono le città dalle quali proveniamo che sono manchevoli. Milano, Roma, Firenze non sono più città a misura di uomo da tanti, troppi anni. Berlino invece ci riesce nonostante la forte tendenza ad essere capitale economica e finanziaria. Non è Berlino che è bella, sono le nostre ad essere deficitarie.
Berlino ha perso la guerra, ha perso indubbiamente e per sempre perso il suo fascino storico con la guerra, ma ormai è pronta per essere la nuova Reginetta d’Europa. … e quasi per provocazione oserei dire che forse ora il Furher ne riderebbe soddisfatto e vittorioso.



