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Home Racconti Fotografici

"Poichè non sappiamo quando moriremo, si è portati a credere che la vita sia un pozzo inesauribile; però tutto accade solo un certo numero di volte, un numero minimo di volte. Quante volte vi ricorderete di un certo pomeriggio della vostra infanzia, un pomeriggio che è così profondamente parte di voi che senza neanche riuscireste a concepire la vostra vita - forse altre quattro o cinque volte, forse nemmeno.

Quante altre volte guarderete levarsi la luna - forse venti - eppure tutto sembra senza limite."

Racconti Fotografici

Marocco - Marrakech
Marocco - Atlante
Marocco - Atlantico

ALTIPIANI, CANYON, SASSI PIETRE SABBIA A PERDITA D'OCCHIO. PASSATA ALNIF. SI POTREBBE PENSARE DI ESSERE ANCHE SU MARTE VISTI I PAESAGGI CHE SI ALTERNANO CON SCONCERTANTE RAPIDITA'. Se l’acqua fosse più rara dell’oro non ci sarebbe da sorprendersene. Ogni tanto, dal nulla, ai bordi della strada compare un cammello solitario. Un luogo senza senso dal fascino irresistibile.

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« Portofino, un piccolo villaggio che si allarga come un arco di luna attorno a questo calmo bacino... » così Guy de Maupassant descriveva la più rinomata tra le località del Tigullio. E se pur piccola è rimasta negli spazi, la sua fama cresce, tanto da essere uno dei porti marittimi più movimentati della Liguria. Dalla mia prima visita targata estate 2003 decido di tornarci con occhi decisamente più critico. Svegli all'alba, treno regionale da Milano alle 7.25, alla via così.

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Marocco - Marrakech
Marocco - Atlante
Marocco - Sahara

IN UN LUOGO IN CUI L'OROLOGIO NON HA SENSO, SARA' PROPRIO UN SIMPATICO CONTRATTEMPO CON IL FUSO ORARIO A RIMANDARE LA MIA PARTENZA PER L'ATLANTICO. Dense nubi si presentano di buon mattino scaricando su Marrakech una insistente pioggerellina, abbastanza intensa da rendere le strade dei suk impantanate. E’ metà giornata quando finalmente il tempo migliora lievemente.

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Giovedì ero a Venezia. E proprio da li ero partito un anno prima, inaugurando i miei pellegrinaggi solitari, non immaginando certo quanto avrei potuto osservare nel corso di questo stesso anno. E se vogliamo ad uno sguardo superficiale la Venezia che ritrovo sembra sia la stessa di sempre.  Addirittura trovo gli stessi personaggi nella stessa posizione di un anno fa. Personaggi  a cui regalo la foto scattata l’anno prima tra la loro meraviglia e sorpresa,  e a cui do appuntamento per l’anno a venire. In realtà questa città è in perenne mutazione come la crescita di un albero. Anche il mio occhio è cambiato, rendendomi nelle condizione di pormi  nuove domande.

La più banale è come sempre rivolta alla disuguaglianza arbitrale con la quale in alcuni luoghi si permette e in altri si vieta la ripresa fotografica. Mi rivolgo in  modo particolare ai luoghi di Culto. Se fosse un intervista cederei ben volentieri la parola a chi potrebbe rispondere adeguatamente a questo dubbio, fornendo adeguato spazio di replica.  Alla domanda perché non si può fotografare?, non c’è una risposta chiara e comprensibile che non scada nel più banale “per via del flash che rovina” o “motivi di copyright”.  Io non uso il flash e sarei disposto anche a pagare eventualmente, e qui solitamente l’addetto in piena crisi non sa fare altro che iniziare a ripetere meccanicamente la solita solfa “ci vuole un autorizzazione…..”

Male. Anzi malissimo. Soprattutto se ciò avviene in luoghi a carattere pubblico.

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« Chi vëd Turin e nen la Venaria, a vëd la màre e nen la fija »

« Chi vede Torino e non Venaria, vede la madre e non la figlia »

 Non c'è che dire, con questa premessa popolare non restava altro che partire carichi di aspettative. E come sempre in questi casi di fronte a tanta aspettativa la delusione che ne deriva è sempre più amara.

 Vediamo com'è andata.

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